la linea d'ombra

CHI SONO

Utente: joxx2000

Partecipano

Foto recenti

Vedi altri media

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
martedì, 14 aprile 2009

E' da tanto tempo che non scrivo più.

E' passato più di un anno dall'ultimo post e ne sono successe di cose.

Credo di avere di nuovo bisogno di scrivere.

Forse ricomincerò.

Forse.


postato da: joxx2000 alle ore 22:06 | link | commenti
categorie:
sabato, 23 febbraio 2008

La lezione era già cominciata e lei è arrivata di colpo in sala,quasi correndo mentre tutti gli altri eravamo già in posizione a seguire i nuovi passi dettati dall'insegnante di flamenco. Come al solito il mio sguardo è scivolato su di lei mentre ancora era seduta a terra a cambiarsi velocemente le scarpe. Erano due settimane che non la vedevo. Il suo ricordo cominciava quasi a sbiadirsi e io mi ero ripromesso di non pensarci più. Ho pensato che mi ero sbagliato e volevo dimenticarmi di tutto. Di tutti quegli sguardi, della telefonata, di lei che l'ultima volta mi si avvicina salutandomi con un discreto bacio. Niente di strano in questo,lo so, se non fosse che lei non bacia nessuno e che fino a quel giorno aveva sempre salutato anche me con uno spiccio "Ciao". Ma ho pensato che mi sono creato un castello di stupidate nella testa. Non le interesso. Sono solo io che ho immaginato tutto. Malgrado questo durante la lezione continuavo a cercarla con la coda dell'occhio. A cercare la sua immagine. Ma quella sera lei era nervosa. A un certo punto ha abbandonato il gruppo e si è appoggiata sulla parete in fondo alla sala."Simona, cosa c'è?" Le ha chiesto l'insegnante. "Niente, niente. E' solo che mi sento un pò nervosa." Finita la lezione ci siamo diretti verso gli spogliatoi a cambiarci e mentre mi passava vicina le ho sussurato piano "Come va?". "Niente, è che prima della lezione ho ricevuto una telefonata che mi ha innervosita" Intanto c'erano gli altri intorno e senza dire altro ci siamo diretti ognuno nel proprio spogliatoio. Uscito dallo spogliatoio lei eri lì. Da sola, davanti l'ingresso. Gli altri erano ancora in sala che parlavano. Senza pensarci mi sono diretto verso di lei e le ho chiesto di Lorenzo(l'amico del cuore) e di cosa avessero fatto in quelle due settimane che non ci eravamo visti. Abbiamo parlato per un pò fino a quando abbiamo raggiunto la sua macchina. Poi lei mi si è avvicinata per salutarmi con un bacio sulla guancia. Sono rimasto immobile, quasi impalato a sentire il suo profumo e il suo calore per un istante così vicino a me. Poi rassegnato all'idea di separarmi ancora da lei mi sono girato per andare via, ma qualcosa mi ha frenato e in un baleno ci ho ripensato. Non volevo andarmene sconfitto. Volevo capire. Quindi mi sono appoggiato alla sua auto e l'ho osservata mentre prima di salire si toglieva il cappotto davanti alla portiera aperta. Continuava ad essere come stizzita al pensiero della "telefonata che aveva ricevuto prima della lezione da qualcuno". Ma vedere che l'ho aspettata e che in quel momento ero lì con lei le ha fatto certamente piacere. L'ho capito dal leggero sorriso che le ha colorato il viso mentre sbottonava il cappotto. Mentre la guardavo impacciata aggrovigliarsi con i fili delle cuffiette che penzolavano dalle sue orecchie. In silenzio vivevamo quella scena trattenendo entrambi un piccolo sorriso che inevitabilmente salì alle nostre labbra, mentre lei cercava di sbrogliarsi dai fili legati alle sue mani e alla borsa e a tutto il resto. Lei occhi bassi a cercare di liberarsi e io con i miei occhi fissi sui suoi. In quei momenti ho osservato bene il suo volto. Il leggero trucco che aveva ne risaltava la bellezza mediterranea. Gli occhi poi un vero spettacolo. Scuri e dolci come piacciono a me. Mentre ero ancora incantato non mi accorsi che era riuscita a districare l'intreccio di fili e mi stava dicendo qualcosa di sbrigativo appena prima di salire in macchina e scappare via. A quel punto mi sono come risvegliato e a bruciapelo le ho detto che mi sarebbe piaciuto uscire con lei. Per un attimo mi è quasi sembrato di vedere una smorfia di approvazione, ma dopo ho avvertito come un freno nel suo atteggiamento. Disse che non sapeva se era possibile e che in quel momento era ancora nervosa per quel “qualcuno” che l'aveva chiamata prima della lezione. Ecco cos'è il freno! C'è già 'Qualcuno'. C'è già qualcuno che riempie il suo cuore. Come a voler ignorare quel concetto mi sono avvicinato a lei e dolcemente le ho appoggiato le mie labbra sulla guancia. Ma non mi sono allontanato subito come in un semplice saluto. Anzi. Ho subito sentito anche le sue labbra sul mio viso e in questa posizione come di un casto ma lungo lunghissimo saluto non sono più riuscito a tornare indietro. E le ho accarezzato il capo accennando ad un piccolo abbraccio. Lei si è lasciata abbracciare. Sono stati attimi interminabili che mi sembrava racchiudessero simultaneamente dolcezza,affetto,rabbia e dolore. Poi, con violenza l'incantesimo si è spezzato, quando abbiamo sentito le voci del gruppo che arrivava da dietro l'angolo della strada. Veloci ci siamo separati, in un istante la portiera dell'auto si è chiusa sbattendo e lei è scomparsa in una fuga veloce sottolineata dal fischiare delle gomme della macchina. Nient’altro. Nient’altro che questo. Poi ho scambiato qualche parola con quelli del gruppo che intanto mi avevano raggiunto. Ma ormai ero lontano con la mente. Mentre il mio cuore stava già franando.


postato da: joxx2000 alle ore 23:36 | link | commenti (1)
categorie: pensieri, amore, vita, amici, amicizia
martedì, 29 gennaio 2008

La ballerina di flamenco

Cazzo quanto sono stupido! Ho paura di esserci cascato di nuovo. Mi sono innamorato come un ragazzino. Mi arrabbio con me stesso, ma devo ammettere che è stata brava. Adesso non riesco a dormire. Sono tornato da oltre un’ora dalla scuola di ballo e non riesco a dormire malgrado sia già passata l’una di notte. Lei non c’era. Avevo aspettato tutta la settimana per rivederla e invece lei stasera non è venuta alla lezione. Oggi pomeriggio ho chiamato Lorenzo (il suo amico del cuore) e mi ha detto che non si sono visti questo weekend. Lui era a sciare e stasera sarebbe stato stanco e al corso di ballo non sarebbe venuto, lei invece doveva esserci. Io l’aspettavo. Ci sono rimasto male, anche perché da quello che era successo la scorsa settimana mi era sembrato che lei fosse interessata a me. Ma forse mi sono sbagliato. L’altro sabato io e Lorenzo siamo andati a ballare e ci siamo divertiti tantissimo. Il giorno dopo Lorenzo lo ha raccontato a lei e subito mi hanno chiamato e lei ha voluto parlare al telefono con me. Ci siamo scambiati qualche parola e qualche sciocchezza e ci siamo fatti un po di risate. Sembrava incuriosita da me e io ho cominciato a fantasticare (troppo a quanto pare!) Da quando frequentiamo il corso di flamenco ci siamo sempre osservati a distanza. Un semplice “Ciao” quando si arriva alla scuola di ballo poi basta. Poi ci si concentra subito su ritmo e passi. Ritmo, passi e ogni tanto con la coda dell’occhio uno sguardo che scivola verso la sua immagine riflessa sullo specchio. Beccata!!! Ecco che ti ho beccata, mi stavi guardando anche tu!

E’ cominciata così. Con  questi sguardi furtivi, rubati di soppiatto. Io verso lei, lei verso me. E’come prendere una scossa. I nostri occhi si incrociano per una frazione di secondo poi in un baleno,come se niente fosse, ritornano veloci sui movimenti dell’insegnante. Solo che lei è brava a non perdere il tempo. Io invece dopo “la scossa”  mi distraggo e perdo il passo e devo fermarmi per una battuta prima di riprendere il movimento. E in questo mio passo incerto mi sembra di scorgere un lieve sorriso beffardo nelle labbra di lei che continua perfetta a danzare.

Non mi aspettavo neanche io che ci sarei rimasto così male della sua assenza. Brutto sintomo. Quando è finita la lezione era già tardi e tutti sono subito andati via. Io invece ho perso più tempo del solito per cambiarmi nello spogliatoio. Sono rimasto qualche minuto così, seduto sulla panchinetta di quella stanza vuota, con le spalle appoggiate al muro, le gambe distese dritte davanti a me e lo sguardo fisso sulla parete opposta. Quando mi sono deciso ad uscire ho preso il mio borsone e ho imboccato il corridoio che porta sulla strada. Le luci dentro erano già spente e fuori della porta non c’era già più nessuno. Ho ascoltato l’eco dei miei passi fino alla macchina, poi entrato dentro ho preso dal sedile la rosa che avevo portato e che volevo mettere di nascosto sul parabrezza della sua auto,in modo che potesse vederla all’uscita della scuola. Ho guardato il fiore per qualche secondo girandolo sulle dita, poi ripetendomi che sono stupido, l’ho accartocciato con rabbia come fosse un foglio di carta.

La rosa si è vendicata lacerandomi con una spina il palmo della mano e provocandomi un dolore che però non ho sentito.

Mentre succhiavo il sapore metallico del mio sangue, ho pensato che avevo una fottuta paura di soffrire ancora. E purtroppo sento già che questo sta accadendo.

Cerco di non pensarci troppo, ma sento il cuore impazzito che batte forte quando mi scopro a ripensare ai nostri sguardi furtivi riflessi sullo specchio.

Cazzo quanto sono stupido!

 

Joxx.


postato da: joxx2000 alle ore 15:24 | link | commenti (2)
categorie: pensieri, amore, vita
sabato, 26 gennaio 2008

Lettera per Neda (maggio2006)

Lettera per Neda

 

E’ da quando ho 18 anni che giro l’Italia per lavoro. Le mie radici le ho perse,tanto che quando mi chiedono di dove sono non so più cosa rispondere.Questo continuo migrare mi ha disorientato e ora, dopo l’ultimo trasferimento appena un anno fa, mi sono perso del tutto. Mi sono perso perché ad oltre trent’anni eccomi in un’altra città , mai vista prima, a dover ricominciare una vita sociale da zero. Nuovi colleghi, nuovi amici,nuovi vicini, tutto.Ma stavolta mi sembra tutto troppo pesante. Davvero troppo. La voglia di ripartire sembra essersi dissolta in me. Ed infatti da un anno a questa parte mi trascino la vita. Arranco dietro di essa. Lavoro. Casa. Nient’altro. Il fine settimana parto per andare dai miei. Ma anche lì ormai, a parte loro, non ho più nessuno.

Poi dal nulla arriva un amico che non vedo da oltre dieci anni. E lui vive a Londra da un po’. E mi invita ad andare a trovarlo. Come faccio ultimamente dico di no. Ma poi come in ultimo disperato segno di vita la mia anima si ribella. E quasi inconsapevolmente mi ritrovo dopo una settimana su un aereo che mi porterà verso la vecchia Londra.

La vecchia Londra, si. Mille volte letta sui libri, vista sui magazine, sentita alla tv. La sensazione è come di sapere già tutto di lei. Ma è come vedere la foto di una persona. Non puoi  conoscerla vedendo la sua immagine, o sentendo il racconto di chi te la descrive. L’anima non si può raccontare. Perché Londra ha un anima. L’anima delle persone che la costituiscono e la vivono. E così parto senza troppo entusiasmo ,con l’idea di passare qualche giorno di svago nella solita grande città del nord europa.

Ma ecco che rimango folgorato. E folgorato non è il termine esatto. Non c è un termine preciso. Mi sento come leggero. Anzi un misto tra leggero e rincretinito. Come in un’altra dimensione. Un alone di stupore avvolge tutta la mia persona, e dopo un po la mia anima si apre. Lo sento nettamente dentro come un clik. Si  apre. E’ questo che sento dentro. Londra mi apre e di colpo ritrovo la mia voglia di conoscere, di comunicare, di vivere. E così nel giro di qualche mese ci torno tre volte. L’ultima appena qualche settimana fa. E ci sono restato per quasi un mese. Da metà marzo a metà aprile. Non vivevo un periodo così intenso da molto tempo. Il mio amico che mi ospita mi prende in giro. Dice che mi sono fatto tutti i continenti nel senso che anche se non parlo inglese frequento ogni tipo di persona al di là della loro origine, del loro credo, del colore della pelle. Mi sento a mio agio con tutti. E questo mi piace. Qui mi sento me stesso e basta. E questo credo mi faccia essere anche a me migliore, più piacevole, più vero. Ora però mi passano mille cose per la testa. Prima fra tutte mollare l’Italia e trasferirmi su. Ma so che è solo una pazzia. Forse. Ora che ci penso gli unici momenti della mia vita durante i quali mi sono sentito vivo sono stati quando ho fatto delle pazzie. E Dio sa se ne ho fatte.

Perché ti ho scritto? A dire il vero non lo so. Ci provo a spiegarmelo,e a spiegartelo.

Perché anche a me piace scrivere. Perché il sito di Ial è un riferimento e ci trovo mille cose che mi riportano su (i vostri blog soprattutto). Perché ho appena letto un libro di Fabio Volo ( “E’ una vita che ti aspetto”). Perché oggi alla radio ho sentito una canzone bellissima di Mario Venuti che si chiama “ Un nuovo posto nel mondo”. Perché “Seta” di Baricco rimane uno dei pochi libri magici che raccontano di un viaggio e che mi incantano. Perché pensavo che molte donne non riflettessero più e invece scopro una che si ferma ad osservare la gente mentre raccoglie una monetina da terra. E ci scrive su pure un pezzo.Fantastico! Perché anche io vivo la mia vita lasciando pezzi di cuore qua e là. Con la nostalgia della mia città dove però riesco a rimanere solo pochi giorni perché il ricordo che porto dentro è molto diverso dalla realtà un pò troppo deludente. Perché anche io mi fermo a scrivere sui fazzolettini di carta, sul bordo dei giornali e sui tovagliolini del bar , tutto quello che mi colpisce o che più semplicemente mi passa per la mente.

Sono quello che  un giorno si siederà sul posto di fronte al tuo nel vagone dell’underground. E mentre tutti hanno la testa china sui loro libri o giornali, io ti guarderò dritto negli occhi. Uno sguardo tutt’altro che ostile. In un primo momento sarà imbarazzante e distoglierai il tuo sguardo. Poi in un guizzo come di coraggio e di sfida tornerai a guardare i miei occhi. E t’incanterà la luce che ci scoprirai dentro. Ci vedrai il mare. Il mare calmo e luccicante del primo mattino di un’acerba estate. Poi ti accorgerai anche del sorriso appena accennato che sarà sulle mie labbra. E questa immagine ti rallenterà il cuore. E rimarremo così. A fissarci. Anzi a comunicare. A scambiarci energia. Come le anime candide di Cocoon, ricordi? Io e te, come in un’altra dimensione. Mentre intorno tutto scorre nel grigio di sempre. Ma fai attenzione. Perché intanto che socchiuderai gli occhi dolcemente per annusare meglio questa sensazione, io mi alzerò e deciso infilerò l’uscita della metro confondendomi in un attimo tra le migliaia di persone che affollano il corridoio dell’underground e che inseguono la scritta gialla “ way out”. Te ne accorgerai con la coda dell’occhio del mio movimento. E rimarrai attonita. Bloccata. Svuotata dell’energia che fino a qualche secondo prima stava circondando il tuo essere. Avrai solo qualche secondo per decidere. Giusto il tempo affinchè le porte del vagone si richiudano di nuovo prima di ripartire. Dovrai decidere se rimanere li seduta e continuare la tua corsa. O alzarti e seguirmi.

I momenti migliori della mia vita sono state le pazzie. Dio solo sa quante ne ho fatte.

Joxx.

 


postato da: joxx2000 alle ore 13:36 | link | commenti (2)
categorie: pensieri, viaggi, vita, amicizia
domenica, 24 giugno 2007

13/06/2007

 

Mi sveglio piano al rumore dell’oceano che sta crescendo, e alle prime luci dell’alba che ora filtrano dalla finestra chiusa male. Rimango intontito con gli occhi socchiusi per un pò prima di realizzare dove mi trovo. Poi, appena sopra il fragore delle onde del mare che si trova sette piani più sotto,  sento il suo respiro lieve. E ricordo tutto.

Sono nella camera di una turista che come me ha deciso di passare una settimana di relax quaggiù, in quest’hotel, in quest’isola, in mezzo all’oceano. Provo a liberare il mio braccio ma appena lo muovo lei lo stringe più forte tra le sue mani e il suo petto. Sembra un cucciolo di koala aggrappato al suo ramo. I suoi capelli hanno perso la bella acconciatura di molte ore prima, e ora sono spettinati un po sulla sua fronte, un po’ sulla sua guancia. Ma è bella lo stesso. Anzi lo è ancora di più in questa perfetta imperfezione della bellezza. Occhi a mandorla asiatici. Pelle mulatta sudamericana. La fusione dell’etnie e dei sapori esotici ora riposa nelle forme di una giovane donna abbracciata a me. Molto giovane, ma non abbastanza per non aver già provato la delusione di un matrimonio fallito e di un padre sparito nel nulla. Il vuoto affettivo è tangibile e lo rivedo ancora nel suo sguardo tremante mentre diverse ore prima poggiava con dolcezza le sue labbra sulle mie.

Riprovo ancora a liberarmi ma non vuole proprio saperne di mollarmi e allora guardo intorno alla stanza cercando i frammenti della notte appena trascorsa. Bottiglia di tequila e di champagne vuote sopra il tavolino, cicche di sigarette sparse, rossetto, biscotti, mutandine, bicchieri rovesciati, patatine, i suoi vestiti, ancora una bottiglia di champagne vuota, poi i miei vestiti bagnati di alcol e di acqua di mare, e poi ancora posacenere colmo e cicche e così via….

Mi tiro un po’ più su con la testa sul cuscino e guardo verso la finestra. Dallo spicchio di vetro scoperto dalla tenda mi accorgo che il tempo sta cambiando. Forse arriva un  temporale. Non è una novità. Dopotutto siamo quasi ai tropici. Il tempo sta cambiando, sì! Lo capisco dal fragore del mare e dal vento che ora muove la tenda, facendola sbattere sulla finestra e facendo filtrare a tratti la luce del primo mattino.

Il rumore della risacca che arriva fino quassù mi rilassa come sempre. “Questo è l’oceano” mi dico. Mi sembra quasi di sentirne l’odore.

“Volevo solo chiudere la finestra”  provo a dirle bisbigliando vicino al suo orecchio il mio pessimo inglese, ma lei salda ancora di più i pugni e si stringe imbronciata appoggiando il suo viso sul mio petto.

Niente da fare. E allora ci rinuncio e decido di godermi il suo profumo e la sua pelle e il suo calore.

Non riesco a riprendere sonno e allora ripenso a ciò che è successo nelle ultime settimane.

L’attrice di teatro con la quale sono uscito poco prima di partire è sparita. In turnè con la compagnia teatrale e puff!!! Perso i contatti. Forse è colpa mia che sono partito nel momento sbagliato. Forse è la vita che intreccia le nostre esistenze nella più assoluta casualità e nella più assoluta indifferenza le libera e le separa e le allontana un’altra volta. Sarebbe stato bello, lo so. Ma è andata così. Ora sono qui da dieci giorni. Dieci giorni di relax, pazzia e risate. Ne avevo bisogno. Al lavoro cominciavo già da un po’ a sentire la pesantezza dello stress. E così questa vacanza.

Quando torno ho mille cose da fare. Volevo dare una riordinata alla mia vita. Ma non c è proprio nulla da riordinare.

Fili bianchi affiorano sempre più insistentemente tra i miei capelli, e non c è nulla da riordinare.

Volevo solo provare la sensazione di svegliarmi per un  po’ abbracciato sempre alla stessa donna anche nel letto della mia mansardina. Tutto qua. Dopotutto ci spero sempre anche se non ci penso più molto. Quando ho bisogno di crederci di nuovo vado da Diana e leggo le sue parole. E allora ricomincio a sentirmi in gioco. Ricomincio a sentire che prima o poi accadrà.

Ora dalla finestra malamente chiusa entra un’aria sempre più fresca che mi costringe a tirare su le lenzuola per coprire le mie spalle e le mie braccia che ora disegnano i mille puntini della pelle d’oca.

Faccio un respiro profondo e decido di smetterla di pensare. Mi giro verso la mia compagna e la cingo con un abbraccio forte avvolgendola in tutto il suo essere. Lei in tutta risposta al mio gesto si riaggomitola come un cucciolo appiccicandosi ancora di più al mio petto.

Mentre le prime enormi gocce di pioggia colpiscono ripetutamente il vetro della finestra il mio ultimo pensiero prima di riaddormentarmi è che tutto questo mi piace. Vorrei solo che fosse sempre la stessa donna tra queste mie braccia.

Fili bianchi affiorano sempre più insistentemente tra i miei capelli ma non è ancora finita.

Non è ancora finita, Joxx! Non lo è ancora.

 

Joxx2000


postato da: joxx2000 alle ore 19:07 | link | commenti (13)
categorie: pensieri, viaggi, amore, vita, amici, amicizia
sabato, 02 giugno 2007

Oggi parto. Ci sentiamo tra un mesetto. Stasera un aereo mi porterà a Barcellona, dove dopo un ora circa ce ne sarà un altro che mi porterà alle Isole Canarie (Tenerife etc...) Poi ancora Barcellona , Londra e infine si torna a casa. Sono le mie ferie di quest'anno. Poi luglio e agosto a lavoro. Mi porterrò tacquino e scriverò storie di viaggi e avventure che poi pubblicherò qui. Spero vi piaceranno. Un saluto a tutti. Joxx2000.


postato da: joxx2000 alle ore 10:26 | link | commenti (1)
categorie: pensieri, viaggi, amore, vita, amici, amicizia
giovedì, 31 maggio 2007

Siamo usciti ancora. Stavolta il muro che ci divideva è crollato e ora sembriamo due cuccioli di gatto che giocano a farsi i dispetti. Lei si gira facendo finta di ignorarmi, ma muove lentamente la coda davanti ai miei occhi. Io sdraiato sulla pancia che provo con la zampetta artigliata ad afferrare quella coda dispettosa che oscilla davanti al mio musetto cercando di ipnotizzarmi. Ma non riuscendoci di colpo parto di scatto e travolgo lei e la sua coda in un abbraccio volante e goffo che ci fa rotolare giù. Un movimento veloce e lei si divincola ed è di nuovo in piedi che si allontana costernata. Ma si sdraia poco più in là e leccandosi per sistemare il suo mantello di peli morbidi, mi guarda di sbiego con occhi ancora maliziosi e invitanti.
E così un paio di sere fa le ho proposto una cenetta insieme. Sapevo che non avrebbe rifiutato. La mattina al lavoro, la sera doccia, sistemata alla chioma, regolata alla barba, camicia fresca aperta ormai in linea con la temperatura primaverile, e sono andato a prenderla per portarla in quel localino carino che conosco e dove non vado da un po’.
La luce della candela accesa sopra il tavolo continuava a brillare nei suoi occhi neri mentre io mi sentivo come incantato in quella atmosfera dolce della serata di maggio. Il maltempo che nei giorni precedenti era passato veloce, aveva portato via tutta l’afa che aveva trasformato troppo precocemente la primavera in una estate quasi torrida, e la temperatura era fresca, anzi un po’ frizzante negli aliti di leggero vento che di tanto in tanto s’infilavano in quel vicoletto. Lei , nel suo vestitino smanicato, aveva coperto le spalle con una maglina sottilissima di cotone, che continuava a scivolare ora da un lato ora dall’altro, rendendo ancora più sensuali i suoi movimenti quando cercava di aggiustarla bene. Altri tavolini erano disposti in fila al nostro in quel vicolo stretto e vecchio che un tempo doveva essere forse un passaggio segreto nelle viuzze che collegavano gli edifici antichi del centro storico della città. Ora quel vicolo era diventato il retro di un localino famoso per i suoi piatti esotici e dall’atmosfera discreta e gioviale dove da sempre la gente viva di questa città amava immergersi. Mentre aspettiamo i piatti lei mi parla della sua giornata. Ancora poche settimane e finalmente la tesi e la laurea. Non vede l’ora e posso immaginarlo. Poi dai primi di luglio in giro per i paesini limitrofi con la piccola compagnia teatrale a fare spettacolini di commedie dialettali. Si, perché lei da anni fa teatro. E direi si vede. Infatti il suo modo di porsi è molto aperto e diretto e mi ricorda vagamente il fascino delle attrici di un tempo. Solo che la sua eleganza è innata e al tempo stesso molto semplice. Nulla di pomposo o complicato. Semplice e vera. E’ questo penso il punto in comune delle donne che mi hanno fatto capitolare nel corso degli anni.
Continuavo a fissare quelle labbra che si muovevano e intanto le mie mani, in barba a tutti i manuali di bon-ton, torturavano posate e tovaglioli. Di colpo mi accorsi che ero impaziente. Ma non so di cosa. Il tavolino mi sembrava un ostacolo che divideva le nostre anime. Poi finalmente qualcosa da bere e appena dopo anche da mangiare. Qualche sorso di birra gelata e la mia lingua sciolta cominciava pure a snocciolare storie e discorsi che presero la via delle risate quando provai a capire cosa ci fosse nel mio piatto. Doveva essere qualcosa di argentino, o forse messicano oppure boh? Il nome sul menù era esotico certo, si ma da che parte dell’universo proveniva quella “cosa”? Ora la curiosità di ciò che stavamo mangiando era diventata un divertente enigma e le nostre forchette continuavano a svolazzare sui bicchieri e sulla candela per portare dall’altra parte del tavolo il mistero culinario di quel posto. Più volte lei assaggiò dalla mia forchetta il cibo che riempiva il mio piatto. Indovinava sempre di cosa di trattasse. Almeno credo, perché davvero non ne avevo idea e perdipiù mi vergognavo a chiederlo al cameriere. Anche quando avevo ordinato non volli rischiare con il nome impronunciabile fatto di parecchie kappa aggrovigliate ad “h” e “j” sparse, e al cameriere dissi “Io prendo questo qua” indicando con il dito il misterioso nome.
Anch’io assaggiai più volte quello che lei mi porgeva con la sua forchetta, ma sarà stato l’alcol o non so cosa ma io potrei giurare che in quella forchetta non sentivo gusti esotici, ma solo il sapore dolce delle sue labbra. Il sapore dolce di lei, delle sue risate, della sua persona.
Per fortuna ci promettemmo subito di non schiamazzare come quella sera sulla scalinata dove l’alcol aveva preso il sopravvento sulla nostra rigidità iniziale. Ma ci divertimmo ugualmente un sacco. E’ molto bello avere tante cose da dirsi con una donna. Ho sempre amato parlare con le donne. Beh, certo non solo parlare. Ma mi hanno sempre fatto molta tristezza quelle coppiette stanche e mute che di tanto in tanto si vedono in giro. Spero di non diventare mai così.
La serata si svolse così nell’aria fresca e leggera che si crea quando stiamo insieme. Si era fatto tardi e l’indomani io dovevo partire. Si, le mie ferie estive già da tempo le avevo programmate a giugno. Mai come in quel momento desiderai rimanere lì e rinunciare alle vacanze. Ma no. Non dovevo essere impaziente. Non c’era nessuna fretta. Eppoi sentivo che anche lei c’aveva preso gusto a stare in mia compagnia, e avrebbe aspettato il mio ritorno. Almeno così speravo e spero.
Quando la riaccompagnai a casa dopo il giro di rito sul lungomare, un silenzio strano coprì i nostri discorsi. Ma non c’era nulla di ostile. Forse era una sottile tristezza nata dalla consepevolezza che almeno temporaneamente dovevamo rinunciare alla nostra compagnia e alle nostre serate.
Nella macchina spenta sotto casa restammo zitti per un po’, al buio. Solo la lucina blu dello stereo acceso e la musichina che ne proveniva da sottofondo ai nostri respiri.
“Allora ci vediamo” mi disse dopo un po’. E provò ad aprire lo sportello della macchina. Ma stavolta lo fece con un movimento lento. Non come la sera della scalinata. Stavolta sembrava che aspettasse qualcosa. Poi mi venne in mente quel film dove un’attrice impaziente dice a un lui molto imbranato “Baciami stupido!”, e io mi ridestai dalla congenita ottusità maschile.
Evitammo il bacio ma ci abbracciammo come due calamite che da tempo cercano di resistere al magnetismo che le vuole incollare, l’una sull’altra.
In quell’abbraccio stretto il mio viso sprofondò tra i suoi capelli profumati e le mie labbra maliziosamente si appoggiarono sul suo collo. Avvertii subito il suo istinto che la obbligava a stringersi di più su di me e a trattenermi più forte. E in quegli istanti respirammo intensamente. Io il suo profumo delicato. Lei il mio dolce e al tempo stesso selvaggio. Le calamite che in quegli attimi madre natura stava cercando di fondere erano la morbidezza del petto femminile e la durezza dei muscoli maschili. Erano la pelle liscia femminile e l’accenno di barba ruvida maschile. Erano la delicata forza femminile e la fragile durezza maschile. Poi commettendo un terribile sacrilegio rompemmo quell’arcana magia che unisce le donne e gli uomini, e ci separammo. Veloce lei uscì dalla macchina. Seguii dallo specchietto la sua sagoma che entrava nel portone. Rimasi ancora qualche secondo lì al buio. Poi girai la chiave e il rumore del motore squarciò il silenzio della notte.
A casa non ebbi il tempo di sistemare il bagaglio per il viaggio che dovevo fare l’indomani , ma non volli rinunciare a due dita di JackDaniels e al disco di Chet. Alla luce soffusa del lume posato a terra osservai incantato la puntina che lentamente si appoggiava sui solchi neri, poi il fruscio, poi mi sono disteso sul letto. Fu così che mentre assaporavo i sorsi piccoli e pungenti dell’acquavite, mi addormentai contemplando il tetto obbliquo e di legno della mia mansardina.
 
Joxx2000

postato da: joxx2000 alle ore 22:26 | link | commenti
categorie: pensieri, amore, vita, amici, amicizia
sabato, 26 maggio 2007

26-5-07
 
Alzo il volume dello stereo mentre una voce calda e roca dice “Questa è la mia vita, sono io che guido, io che vado fuori strada, sono io che pago, non è mai successo che pagassero per me.”
Sono ancora in mutande e assonnato in questa tarda mattina e le tende appena aperte dell’unica finestra della mansarda dove abito, mi informano che oggi è finito il cielo limpido dei giorni scorsi e una specie di polvere lattiginosa ora copre il sole e i suoi raggi.
Ieri sera ho fatto tardi con la tipa. Quella vecchia storia di qualche anno fa. Ieri sera lei come sempre sulle sue, ma poi seduti sulla scalinata in centro, tra mille giovani che bevevano e ridevano, abbiamo rotto i primi muri che ci separano. Seduti sugli scalini di quel vicolo barocco, l’alcol ha sciolto i suoi rigidi pilastri di diffidenza e i miei timori e il mio dolore. Due birre prese al pub e da bere lì fuori hanno fatto miracoli. Lei era dolce e sexy nei suoi pantaloni di tela leggera e la camicetta appena aperta. Confusi tra la gente del venerdì sera che affollava quelle stradine di basole storte ridevamo come due bambini di qualunque sciocchezza ci passasse per la testa. E le nostre risa si mischiavano a quelle di mille anime tutte li intorno a noi. Lo spasso migliore è stato quando nella nostra posizione accovacciati su quei gradini abbiamo cominciato a guardare le scarpe di chi ci passava accanto salendo o scendendo quella scalinata affollata, e sceglievamo quelle che ci piacedvano di più. Come ad una vetrina. Anzi come ad una sfilata.
“Ehi! Guarda quei sandali là, carini!”
“Ma no! Sono terribili con quelle margherite stampate. Eppoi guarda che piedi terribili ha lui!Ah Ah!”
E lì risate e sorsi di birra gelata, e voglia anche di una sigaretta.
“Tu che sei una ragazza carina, scrocca per me una sigaretta dai quei ragazzi là. A te la danno subito. Se la chiedo io mi guardano storto.”  
“No, anzi vedi di smetterla di fumare che fa male”
“Scusa ma da quando ti preoccupi per me?Non s’è mai preoccupato nessuno per me”
“Non mi preoccupo per te. Non me ne frega niente di te e che poi mi arriva il tuo fumo passivo e io lo respiro e sto male io!”
E li risate perché lo diceva con un sorriso furbetto e non ci credeva neanche lei. Eppoi nel fumo passivo di sigarette e qualcos’altro c’eravamo immersi già da quando avevamo deciso di fermarci a bere una birra proprio in quel posto.
Cominciava a farsi tardi quando abbiamo finito gli ultimi sorsi diventati ormai caldi. Poi ce ne siamo andati via percorrendo i vicoletti ancora affollati da gente chiassosa.
L’alcol che aveva smorzato la nostra lucidità e i nostri equilibri e ci faceva procedere un po’ barcollanti e camminando non facevamo niente per evitare di urtarci spalla contro spalla, braccio su braccio, corpo contro corpo. Sembrava come se a spallate stavamo demolendo pian piano i muri che ci separavano. Che ci avevano diviso per anni. Poi siamo arrivati alla mia macchina e diretti verso casa, ho sbagliato volutamente qualche traversa per fare un giro largo e finire la serata con un passaggio sul lungomare illuminato. Percorrendo quella strada larga osservammo in silenzio oltre la ringhiera che delimita la scogliera, laggiù dove la presenza del mare nero era tradita dalle lucine sparse in lontanaza dei piccoli pescatori.
Poi arrivammo sotto casa sua.
Lei aveva una sguardo stanco ma un sorriso compiaciuto era stampato sulle sue labbra morbide, mentre socchiudeva gli occhi come una gattina.
Ma poi basta. Recuperato in extremis un ultimo scampolo di lucidità decise di non cedere proprio in quel frangente. Non era il momento pensò. E salutandomi uscì dalla macchina con un balzo. Anche stavolta senza un bacio, senza una carezza, senza niente.
Ma stavolta , lo so, qualcosa dentro di lei ha cominciato a cedere. Il muro di diffidenza ha preso un brutto colpo ieri sera e ora scricchiola.
E’ stata così. Una serata all’insegna della spensieratezza e delle cazzate. La mia mente ne aveva bisogno. Non ci sono ancora carezze né tantomeno coccole e baci, ma la mia mente ha bisogno di questo. Di evadere. Di volare. Come una volta. Come da troppo tempo non faceva.
Poi ho imboccato la tangenziale che mi riporta verso casa. E nel buio della notte ho pigiato forte il pedale dell’acceleratore mentre alzavo il volume dello stereo e cantavo a squarciagola cercando di azzeccare il tempo e le parole di un rock che passava la radio.
Questa è stata la mia serata.
Stasera forse usciamo ancora.
Ora è tardi, devo ancora fare colazione ma è già ora di pranzo.
Mi sa che faccio colazione con un bel piatto di spaghetti !
 
 
joxx2000
 
NB:lo so, quando scrivo molte volte sbaglio i tempi, i verbi e le parole. Ma non sono uno scrittore.

postato da: joxx2000 alle ore 12:06 | link | commenti (2)
categorie: pensieri, amore, vita, amici, amicizia
mercoledì, 23 maggio 2007

Ancora una giornataccia. Anche oggi il "nuovo businness" intrapeso da qualche tempo non è andato bene. Ma resisto. Stasera la notte al vecchio lavoro. Quello di sempre. Quello che ho iniziato quando ero appena maggiorenne . Quello che vorrei cambiare sostituendolo con il nuovo businness. Per dare una svolta importante a tutta questa precarietà. Guardo ancora la foto di quella casetta vicino al mare che mi piacerebbe poter acquistare. Se solo il nuovo businness decollasse. Una casetta che inseguo da tanti anni. Che sarebbe il primo punto di riferimento. Fermo. Perchè cambiare sette volte città in 16 anni non mi ha fatto capire niente. Mi ha disorientato e basta. Quando mi chiedono "di dove sei?" non so più neanche cosa rispondere. Ogni volta venivano strappate le piccole radici che provavo a mettere. E ora senza radici, senza punti di riferimento in una ennesima città che non è la mia. Ecco perchè tanto bisogno di un punto di riferimento. Ma resisto. Di positivo il contatto ripreso con la tipa di qualche anno fa. Usciamo da un paio di volte e le piaccio ancora, lo so. Sono sempre piaciuto subito alle ragazze. A prima vista. E' stato divertente prenderci in giro per quello che avevamo combinato qualche anno fa. Quando ci eravamo conosciuti, messi insieme,fatto quattro cazzate e lasciati. O meglio cono stato io a mollarla. Con la solita frase "è un periodo che sono un pò confuso". Mi sono ammazzato dal ridere quando me l ' ha ripetuta facendomi il verso e imitandomi la voce. Mi ha anche detto che ormai ha catalogato gli uomini con un manuale scritto sull'esperienza avuta con me. E il manuale si chiama con il mio nome. Mi prendeva per il culo, ma aveva tutte le ragioni del mondo. Però le piaccio ancora. Lo so. Adesso fa la preziosa, ma è comprensibile. Io sto al gioco. Non mi ha dato neanche il più piccolo segno di saluto quando l'ho riaccompagnata a casa. Sotto casa sua. Ridevamo in macchina. Al buio. Sulle cazzate che dicevamo tempo fa. Che dicevo tempo fa. Ma poi neanche un bacio. Neanche una carezza. Neanche la mano. Niente. E dire che mi sarebbe piaciuto appoggiare solo per un istante la mia mente stanca come mai sul suo petto. Solo per un istante. Ma ha ragione. Adesso niente è concesso. Poi si vedrà. Sono stato troppo stronzo tempo fa per meritarmi ora solo una carezza. Poi sono tornato a casa. Nella mia mansardina. Un caldo atroce. Ho aperto l'unica finestra e pianissimo ho messo il disco di CHET. Quello in vinile. Li adoro i dischi in vinile. Mi incanto a guardarli mentre girano con la puntina che piano si appoggia sui solchi. Poi il fruscio. Poi quella tromba dolce e malinconica. Nel buio del mio nascondiglio guardavo fuori quel piccolo spicchio di cielo che si intravedeva dalla finestra. Il Jackdaniels rallentava la vivacità dei miei neuroni (quei due che mi rimangono!).  Poi la tromba di Chet ha cancellato tutti i pensieri. E il sonno ha coperto come un velo la mia mente.

joxx2000


postato da: joxx2000 alle ore 17:42 | link | commenti
categorie:
sabato, 19 maggio 2007

Stamattina sono andato al mare. non è una novità, ci sono già andato molte volte quest'anno. Però stamattina mi è piaciuto perchè c'era un gran vento e delle onde enormi che si rincorrevano. Il fragore era un suono rilassante  per le mie orecchie e l'aria salmastra che scaturiva da quella massa blu liquida mi riempiva di energia. Mi piaceva tutto così com'era. Poi di colpo i nuvoloni che arrivavano da lontano hanno coperto tutto il cielo sopra di noi. E un'enorme ombra scura si è distesa sulla spiaggia che piano piano cominciava a svuotarsi. Anzi, dopo qualche gocciolina che arrivava sul viso, la gente ha cominciato a rivestirsi in fretta ed ad andare via di corsa. Io mi divertivo a guardarli scappare continuando a stare disteso sul mio telo. Inerte. Come uno spettatore che guarda un film. Poi mi sono rigirato verso l'orizzonte ormai cupo e ho cominciato a respirare forte. Mi piaceva riempire i polmoni di vento e di aria diventata di colpo fresca. E sono rimasto così, ad assorbire quell'energia. Non so per quanto tempo. C'era ancora qualche temerario come me disteso qua e là sulla sabbia. Poi quando le goccioline sparse si sono trasformate in pioggia, anch'io ho ceduto. Ho rimesso i jeans, la maglietta, telo dentro lo zaino, e casa. Domani ci torno.

Joxx2000.


postato da: joxx2000 alle ore 20:45 | link | commenti
categorie: